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21 novembre 2007
il Cantiere [Giuliana Beltrame e Paolo Michelini (Prc), Alessandro Zan (Sinistra laica), Francesca Andreose (Pdci), Paolo Wieczorek (Sinistra Democratica) e Gianni Tamino (Sinistra Europea)] si confronta col sindaco Zanonato e la Giunta
Abbiamo individuato
cinque settori su cui incentrare le nostre proposte:
1) Servizi e sicurezza
nella città
No a politiche discriminatorie come quella
relativa all’ordinanza sui phone center. Noi indichiamo come priorità la
mediazione sociale per le situazioni di conflitto (prostitute, conflitti di
vicinato ecc), cioè prima intervenire sulle cause e le situazioni di degrado e
marginalità e quindi intervenire con l’azione repressiva per eliminare il
radicamento della criminalità in città. Le modalità di intervento sperimentate
su via Anelli (mediazione e accompagnamento sociale), che hanno garantito
risultati eccellenti, devono essere applicate in tutte le situazioni o zone di
crisi. Nel programma c’era la formazione per tutto il personale
esposto alla gestione di situazioni difficili (vigili urbani, sociale ecc) per
la risoluzione non violenta dei conflitti. Fondamentale un’azione coordinata
delle azioni relative a sociale ed immigrazione con un controllo dell’efficacia
reale degli interventi e soprattutto delle condizioni di lavoro degli operatori
nelle strutture (associazioni, cooperative, onlus) a cui vengono assegnati gli
interventi.
Operativamente vuol dire prima di tutto dare
attenzione a chi presenta le maggiori fragilità dal punto di
vista economico e sociale e cioè i nuovi poveri, le/gli
anziani, le/gli immigrati rispondendo alle necessità primarie che possono
essere così sintetizzate:
a) per gli anziani
garantire servizi di prossimità e un recupero delle
relazioni nel quartiere e quindi di autonomia e “sicurezza”;
b) per i nuovi poveri
(nativi o immigrati) va attivata una rete di scambio che consenta, a fronte della
garanzia del soddisfacimento dei bisogni di base (cibo, tetto, salute) il
coinvolgimento di queste persone in servizi che mettono a disposizione della
collettività, soprattutto nei quartieri o a vantaggio di altri soggetti deboli
(es.anziani); interventi immediati di
sistemazione dell’asilo notturno ecc. e reperimento di nuove sedi di ospitalità
per chi non ha dimora;
c) avviare un progetto
a vasta scala, gestito con la
Commissione di rappresentanza delle cittadine e dei cittadini
stranieri, di alfabetizzazione alla
lingua italiana e alle regole da svolgersi nei quartieri;
d) potenziare la
presenza dei facilitatori culturali nei quartieri estendendone la presenza sia
in termini numerici che territoriali;
e) prevedere forme di risarcimento sociale (sostegno psicologico e attivazione di un
“pronto intervento sociale”) per chi ha
subito aggressioni o violenza.
2) Ambiente
Uno dei problemi su cui è necessario assumere
con decisione una scelta strategica riguarda la scadenza della convenzione con
Acegas relativa ai rifiuti e quindi se scegliere il potenziamento dell’inceneritore o il
potenziamento della raccolta differenziata e la diminuzione della produzione di
rifiuti.
A nostro avviso è necessario pensare ad uno sforzo massiccio in termini di bilancio
per potenziare sia le politiche di diminuzione della produzione di rifiuti che
soprattutto la raccolta differenziata con metodi che ne consentano la maggior
efficacia, come fatto in altri comuni della nostra regione. Va avviato un
progetto pilota, a partire da 1 o 2 quartieri (includendo ovviamente il
quartiere 3 dove insiste l’inceneritore) per la verifica di queste “buone
pratiche”, con l’obiettivo di portare nel giro di un anno la raccolta
differenziata almeno al 60% e individuando i canali di riuso più efficaci.
3) Urbanistica
Ci sono state molte occasioni mancate ma
riteniamo che su alcuni punti sia decisivo effettuare scelte non ambigue e che
indichino con chiarezza la priorità che questa amministrazione assegna
all’interesse generale sui pur legittimi interessi privati. Tra i tanti ambiti
possibili individuiamo i seguenti:
a) in tutte le aree perequate è
l’Amministrazione che presenta il piano guida relativo al verde,
a cui i privati devono adeguarsi, visto il preminente interesse pubblico;
b) attivare gli
strumenti che consentono la compensazione edilizia, anticipando quanto previsto
dal PAT con particolare attenzione alla possibilità di realizzare effettivamente i parchi previsti;
c) attivare
immediatamente la pubblicizzazione dei risultati dei laboratori di quartiere
sul PAT e di quanto emerso da Agenda 21, costruendo un confronto attivo con la
cittadinanza sulle fasi finali del PAT.
Che fine ha fatto la città metropolitana (grande obiettivo del programma)
e quali sono le scelte che si prefigurano per il PATI?
d) approvazione di un
regolamento energetico che si integri con quello edilizio modificandolo in modo
da rendere l’intera materia rispondente agli standard più avanzati presenti in altre regolamentazioni comunali;
e) avvio di un
processo di coinvolgimento della popolazione dell’Arcella, dopo il
significativo esempio di democrazia dal basso che ha rappresentato il referendum su Piazza Azzurri d’Italia,
sulla destinazione dell’area sempre a
partire dalla centralità
dell’interesse collettivo.
4) Casa
Una situazione che diventerà sempre più
drammatica e che coinvolge un numero sempre maggiore di persone e famiglie è
legata al problema della casa. Vanno
attuate scelte di bilancio che prevedano:
a) un aumento
considerevole degli stanziamenti per l’acquisizione e utilizzo di un numero
consistente di nuove abitazioni pubbliche da utilizzare per l’ERP e per dotare la
città di un numero di case pubbliche che si avvicini allo standard di altri
paesi europei, avvalendosi anche dei fondi messi a disposizione dallo Stato (si
spera);
b) fondi adeguati per
la ristrutturazione delle case
ERP;
c) stanziamenti per
un fondo (svincolato da specifiche entrate) per l’aiuto all’affitto e per
affrontare le morosità relative a “casa
buona”.
5) Cultura e
partecipazione
Altra grande “desaparecida” soprattutto se si
fa riferimento alla qualità della vita nei quartieri. La proposta è di partire
da quelli che nel programma erano definiti i centri civici di quartiere per
attuare quelle politiche di ricostruzione del tessuto sociale nelle periferie
che passa necessariamente dalla individuazione e valorizzazione di punti di
riferimento per tutte/i coloro che vivono nel quartiere. Le biblioteche di quartiere
devono diventare il centro culturale di riferimento ma necessitano di
investimenti significativi sia in strutture che in funzioni. Possono diventare
i naturali centri
interculturali, dove
ai servizi (riviste italiane e in lingua straniera, corsi di italiano e lingua
straniera, accesso a internet, scuola di educazione civica ecc) si affiancano
attività culturali e ricreative e in cui si possono collocare anche
appuntamenti significativi per l’intera città.
Una menzione particolare meritano Ex tribunale
ed ex macello di via Cornaro. Due grandi giacimenti culturali, la cui presenza
doveva sviluppare e far crescere il dibattito culturale di questa città: di uno
non si sa né che cosa sarà, né come funzionerà; dell’altro proprio nulla!
Urban center per discutere i grandi progetti di trasformazione
del territorio e del “paesaggio sociale” urbano.
Istituzione di una Consulta della partecipazione con
potere deliberante.
| inviato da conques il 21/11/2007 alle 0:23 | |
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